██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Josef Radetzky
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
mwdqIl conte Josef Radetzky di Radetz, il cui nome completo è Johann Josef Wenzel Anton Franz Karl Graf Radetzky von Radetz in tedesco, e Jan Josef Václav Antonín František Karel hrabě Radecký z Radče in ceco (Trebnitz, 2 novembre 1766 – Milano, 5 gennaio 1858), è stato un feldmaresciallo austriaco. Nobile boemo, fu a lungo governatore del mwdwLombardo-Veneto. Con un servizio nell'esercito austriaco durato oltre sessant'anni, è ricordato per essere stato il comandante dell'esercito austriaco durante la mweaprima guerra d'indipendenza italiana.
Contents
• Esordi
• Esito
• Congedo
• Morte
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Esordi
Nato dal conte Pietro Eusebio, di una nobile famiglia ceca della mwfaBoemia meridionale e dalla baronessa Marie Bechinie von Lazan, Radetzky venne alla luce nel castello di Trebnitz (od. Třebnice) nei pressi della cittadina del circondario di Tábor allora nota col nome tedesco di Seltschan (od. mwfqSedlčany, di cui Třebnice è una frazione), residenza ereditata dai suoi avi. Rimasto orfano di madre, che morì mettendolo al mondo, e di padre, dal mwfg1776 venne affidato al nonno, Wenzel Leopold Johann, primo conte dal 27 settembre mwfw1764.
Uno zio dilapidò gran parte della sua fortuna e con quel che ne restava venne inviato nel mwgq1781 a studiare inizialmente al mwggCollegium Nobilium di mwgwBrünn (od. Brno) poi, essendo stata questa istituzione accorpata, dal mwha1782 al mwhq1784 si trasferisce presso la mwhgRitterakademie K. K. Theresianische Ritterakademie di mwhwVienna, al mwiaTheresianum sito nella «Nuova Favorita» (da non confondere con l’mwiqAccademia Teresiana di mwigWiener Neustadt).cite-ref-1[1] Studente non brillante, si appassionava unicamente alla storia, con una particolare predilezione per mwjwGiustiniano e mwkail Re Sole. A diciotto annicite-ref-revue-militaire-suisse-op-cit-2-0[2], il 1º agosto mwlq1784 fu ammesso come cadetto nel reggimento di mwlgcorazzieri mwlwCaramelli Caramelli de Castiglione-Fallet, Karl Graf (* [[Cavallermaggiore]] 1716; † Vienna, 27 o 29 febbraio 1788) generale della cavalleria [https://digilander.libero.it/caramellidiclavesana/marchesidiclavesana.html];[https://www.wikidata.org/wiki/Q89594142];[https://books.google.it/books?pg=PA97&dq=karl+caramelli+Castiglione+1716++-allenatore&id=fJZpAAAAcAAJ&hl=it&output=text] (poi 2º Reggimento) di stanza a mwmqGyöngyös. Nella mwmgguerra austro-turca del 1787-1791 venne impiegato come ufficiale.
Il quindicennio napoleonico
La Prima coalizione
Dal mwng1793 al seguito del feldmaresciallo principe mwnwGiosia di Sassonia-Coburgo prese parte all'infausta campagna d'Olanda (che portò alla proclamazione della filo-francese mwoaRepubblica Batava), distinguendosi nei combattimenti di Arlon e mwoqCharleroi (ove aveva condotto una colonna di cavalleria attraverso le linee nemiche, a scoprire il destino della città). Nel mwog1795 combatté sul mwowReno.
La vera grande occasione venne nel mwpq1796, quando passò al servizio di mwpgBeaulieu, come aiutante, nel corso delle campagne d'Italia contro mwpwNapoleone Bonaparte. Giunse, probabilmente, dopo che la linea era stata ritirata su mwqaMantova e il mwqqMincio. Qui, a Valeggio, ebbe finalmente l'occasione di mettersi in mostra quando, con pochi mwqwussari, salvò lo stesso Beaulieu dal nemico. Tali scontri facevano parte della cosiddetta Campagna di mwraMantova (incominciata da Beaulieu e continuata da mwrqDagobert Sigmund von Wurmser), ovvero la serie di ripetuti insuccessi austriaci, che fallirono nella liberazione della fortezza di Mantova dall'assedio francese.
In ricompensa Radetzky ebbe, nel maggio 1796, la promozione a mwrwmaggiore e un ordine di trasferimento presso il neonato corpo dei pionieri, impegnato in lavori di fortificazione a Gradisca e sull'Isonzo. Le cose in Italia, infatti, si stavano mettendo piuttosto male, con la perdita di Mantova e lo sfondamento francese verso il mwsaVeneto (mwsqPasque veronesi).
Nell'aprile mwsw1797 venne siglato l'mwtaarmistizio di Leoben, seguito il 17 ottobre dai preliminari di pace di mwtqCampoformio e dal mwtgCongresso di Rastatt: l'Austria rinunciava a tutta l'Italia ma acquisiva mwtwVenezia.
La Seconda coalizione
Approfittando dell'assenza di Napoleone, impegnato nella mwugCampagna d'Egitto, e della distruzione della flotta francese ad mwuwAbukir, nel mwva1799 mwvqAustria, mwvgRussia e mwvwGran Bretagna attaccarono i francesi in mwwaGermania, mwwqSvizzera e Italia.
Radetzky, sempre col grado di maggiore, guidò il corpo dei pionieri dell'Armata d'Italia. I suoi servigi vennero apprezzati dal comandante feldmaresciallo mwwwMelas che ad aprile lo nominò suo aiutante di campo. Il 1º maggio dello stesso anno fu promosso tenente colonnello e aiutante generale del feldmaresciallo.
Il 17 e 18 giugno mostrò capacità e coraggio alla mwxqTrebbia. Poi a mwxgNovi e infine presso mwxwGenola. Il 5 novembre fu promosso colonnello. Per il suo comportamento alla decisiva mwyabattaglia di Novi, che aveva costretto i francesi di mwyqJoubert ad abbandonare le mwygrepubbliche giacobine italiane, Radetzky venne insignito del titolo di cavaliere dell'mwywOrdine militare di Maria Teresa.
L'anno successivo, il mwzq1800, guidò le truppe d'assalto a Viareggio. Non mancò al fatto d'armi più importante dell'anno: la mwzwbattaglia di Marengo del 14 giugno quando Napoleone, tornato dall'Egitto, divenuto mwaaprimo console e passate le mwaqAlpi, inflisse agli austriaci una clamorosa sconfitta. Quello fu un gran giorno per il tenente colonnello Radetzky: anzitutto diede un'ennesima dimostrazione del proprio coraggio personale, ricevendo cinque pallottole e perdendo un cavallo; cosa ancor più importante, venne notato il suo tentativo, la sera della vigilia, di ottenere modifiche al piano di battaglia suggerito dallo "scientifico" mwagvon Zach. Fatto si è che, all'indomani del disastro, Melas venne sostituito da mwawBellegarde (che non avrebbe saputo ottenere risultati migliori del suo predecessore), e Radetzky ebbe un ordine di trasferimento: da aiutante di stato maggiore a comandante del Reggimento mwbacorazzieri mwbqPrincipe Alberto von Sachsen-Teschen.
Giunse presso l'armata di mwbwGermania nel settembre, giusto in tempo per un'altra grande sconfitta austriaca, inflitta, questa volta, da mwcaMoreau, alla mwcqbattaglia di Hohenlinden. Anche qui Radetzky venne ferito, questa volta al piede sinistro e perse un'altra volta il cavallo, ma aveva guidato con valore il proprio reggimento di corazzieri.
L'agonia austriaca si concluse nel febbraio mwcw1801 con la mwdapace di Lunéville, che per l'Austria confermava le condizioni di Campoformio.
Quattro anni di pace
Non vi sono notizie circa le occupazioni di Radetzky nei successivi quattro anni ma i registri militari non segnalano né promozioni, né avanzamenti. Quindi, probabilmente, restò presso i suoi corazzieri.
La Terza coalizione
Nel mweq1805, in marcia verso mwegUlma, in Ödenburg, fu raggiunto dalla notizia della promozione a maggior generale e dell'assegnazione di un comando in Italia, sotto l'mwewarciduca Carlo. Ciò che gli permise di prendere parte alla sanguinosa sconfitta austriaca a mwfaCaldiero.
Radetzky era stato fortunato a non restare con i suoi a Ulma, ove l'esercito austriaco venne accerchiato e costretto alla resa. Tale situazione costrinse l'arciduca Carlo a ritirarsi verso l'mwfgUngheria per ricongiungersi con i russi. Ma Napoleone fu più veloce: il 2 dicembre 1805 diede battaglia ad mwfwAusterlitz e, in quella che forse fu la sua più brillante battaglia, polverizzò le forze austriache e russe. Nel corso della campagna, comunque, Radetzky passò a generale di brigatacite-ref-revue-militaire-suisse-op-cit-2-1[2].
Con la mwhqPace di Presburgo del 26 dicembre 1805, l'Austria cedeva al mwhgRegno d'Italia il mwhwVeneto, mentre mwiaTirolo e mwiqVorarlberg passavano alla mwigBaviera.
Altri tre anni di pace
Dopo Presburgo l'Impero austriaco venne retto da un nuovo governo, ove spiccava il ministro degli Esteri mwjqvon Stadion, che si impegnò a creare le condizioni per la ripresa della guerra contro Napoleone. In parallelo, l'arciduca Carlo e l'mwjgarciduca Giovanni riformavano l'esercito, fra l'altro introducendo, nel 1808, il servizio di leva obbligatorio.
Anche per questo secondo periodo di pace, i registri militari non segnalano per Radetzky né promozioni, né avanzamenti. Altre fonticite-ref-3[3] segnalano, piuttosto, che egli si sia dedicato allo studio e all'insegnamento di materie belliche, ma senza prendere congedo.
La Quinta coalizione
Nel mwlg1809 Napoleone era impegnato, per il secondo anno consecutivo, nella repressione della mwlwSollevazione Spagnola: von Stadion ritenne maturi i tempi per la riscossa e convinse l'mwmaImperatore alla ripresa dei combattimenti: venne battezzata Sollevazione Austriaca, in chiaro riferimento alla mwmqSpagna. L'Austria era però sola, in quanto la mwmgPrussia era sotto occupazione francese, la Russia era alleata della Francia, il mwmwRegno Unito era impegnato in Spagna e, comunque, lontano.
Radetzky venne assegnato al V mwnqCorpo d'armata, con cui rimase per l'intera campagna: una prolungata ritirata di fronte a Napoleone, che entrò dalla mwngBaviera diretto verso mwnwVienna. Radetzky combatté, ancora una volta con distinzione, vicino a mwoaBraunau am Inn, quale comandante dell'avanguardia, poi a mwoqSeligenstadt. Il 2 maggio venne segnalato per aver salvato, con una manovra avveduta, un'intera mwogdivisione, nel corso della ritirata verso Kleinmünchen.
Nel maggio 1809 l'arciduca Carlo aveva portato l'intero esercito sulla riva sinistra del mwpqDanubio, lasciando che Napoleone occupasse Vienna, indifesa. Dopodiché, lì nei pressi, i francesi passarono in forze il fiume, ma vennero respinti nella grande mwpgbattaglia di Aspern-Essling. Radetzky vi prese parte e ottenne, il 1º giugno, o pochi giorni dopo, la promozione a tenente feldmaresciallo e l'assegnazione al comando del IV Corpo d'armata.
Nella nuova funzione prese parte ai fatti d'arme di Markgraf-Neusiedel e Hohen-Ruppersdorf. Il 5 e 6 luglio un secondo tentativo di Napoleone fu assai più fortunato e gli austriaci subirono una terribile sconfitta a mwqgWagram.
La sconfitta costrinse l'Imperatore a dimissionare l'arciduca Carlo e von Stadion (sostituito con mwraKlemens von Metternich) e a concludere, nell'ottobre 1809, la mwrqPace di Schönbrunn: l'Austria cedeva l'mwrgAlto Adige, mwrwSalisburgo e le mwsaProvince Illiriche, oltre che mwsqTarnopol e la mwsgGalizia occidentale (con mwswCracovia) cedute alla mwtaRussia. Ma, soprattutto, riduceva il proprio esercito a soli 150mwtq 000 uomini e diveniva, sostanzialmente, vassallo della mwtgFrancia.
Quattro anni di pace e riorganizzazione
Nelle more della sconfitta di Wagram, Radetzky non perse lustro presso la corte imperiale, come dimostra l'onore che gli venne riservato. Secondo la consuetudine dell'epoca che prevedeva che la grande nobiltà possedesse, ovvero armasse, singoli reggimenti, Radetzky divenne il secondo proprietario del 4º Reggimento corazzieri e, il 6 settembre, ebbe il titolo di colonnello del 5º Reggimento ussari, ribattezzato Reggimento Ussari di Radetzky: si trattava di un titolo onorifico, tant'è che un altro colonnello dello stesso 5º Ussari sarebbe divenuto mwugCarlo Alberto di Savoia, suo futuro nemico. Del reggimento, Radetzky divenne proprietario solo nel mwuw1848. Nel mwva1810 venne insignito del titolo di commendatore dell'Ordine militare di Maria Teresa.
Il 21 agosto 1809 venne promosso mwvgcapo di Stato Maggiore generale; si impegnò quindi nella riorganizzazione e nell'ammodernamento dell'esercito e del suo sistema tattico, ma si dimise nel mwvw1812, sostenendo di non poter portare avanti la riforma a causa dell'opposizione del Tesoro.
Per tutta la vita, infatti, Radetzky fu un ostinato sostenitore di un continuo programma di addestramento, che si sostanziava, soprattutto, in grandi manovre estive. Ma erano costosissime e di discutibile efficacia.
La sconfitta di Napoleone
La Sesta coalizione
Il 24 giugno mwxa1812 Napoleone entrò in mwxqRussia varcando il mwxgNjemen con 500mwxw 000 uomini, per ritirarsi il 10 dicembre con poco più di 37mwya 000 uomini. Non tutti erano morti: ad esempio, nel dicembre 1812 la Prussia dichiarò la neutralità del proprio contingente, per poi passare il 28 febbraio 1813 all'alleanza aperta con la Russia e la Gran Bretagna; l'Austria si univa all'alleanza solo il 20 agosto mwyq1813.
Nel 1813 Radetzky era stato nominato capo dell'ufficio dello Stato Maggiore ed aveva dato un nuovo slancio alla ricostruzione dell'esercito imperiale: già alla fine aprile dell'anno aveva radunato 311mwyw 000 uomini e 65mwza 000 cavalli (75mwzq 000 a fine agosto). Con la dichiarazione di guerra, Radetzky divenne capo di Stato Maggiore di mwzgSchwarzenberg, il principe austriaco a capo dell'armata di Germania (mentre mwzwBellegarde guidava quella d'Italia).
La campagna di Sassonia sino alla battaglia di Lipsia
La prima azione congiunta fu l'insuccesso alla mw0gDresda, dell'agosto. Si disse però che l'iniziativa era stata dello mw0wZar Alessandro, mentre Schwarzenberg e Radetzky avevano in animo di affrontare separatamente le diverse armate di Napoleone, come accadde il successivo 29-30 agosto, con la vittoria alleata di mw1aChlumec, nel nord della mw1qBoemia.
Radetzky era, evidentemente, un buon propagandista di sé stesso e, il 4 settembre, presentò uno scritto intitolato mw1wProgetto per le future operazioni, che conteneva una critica alle operazioni alleate alle battaglie di Dresda, Chlumec e mw2aKatzbach. Partecipò, quindi, alle battaglie di mw2qKulm e mw2gHöchst.
Napoleone aveva concentrato la propria armata in mw3aSassonia, l'ultimo stato tedesco che gli fosse rimasto fedele, e i tre eserciti alleati erano, finalmente, in grado di congiungersi. Radetzky diede un forte contributo alla predisposizione del piano di battaglia, che prevedeva una marcia su mw3qLipsia in tre colonne principali. La mw3gmw3wBattaglia delle Nazioni durò tre giorni, dal 16 al 19 ottobre 1813 e si concluse con la sconfitta di Napoleonecite-ref-4[4].
Radetzky ricevette due ferite e perdette due cavalli, ma guadagnò stima generale come stratega e tattico e venne onorato dai tre sovrani con una serie di splendide decorazioni. Il 1º dicembre venne nominato in una Commissione per la direzione della difesa della Germania.
La campagna di Francia
Nel frattempo Napoleone si ritirò ordinatamente oltre il mw5wReno. Egli poteva contare, ormai, solo sull'Italia (affidata al viceré mw6aEugenio di Beauharnais che disponeva di un eccellente apparato di difesa) e la Francia, ove prevedeva di mettere a frutto la pausa invernale per organizzare un nuovo esercito: l'imperatore austriaco mw6qFrancesco I, ad esempio, avrebbe preferito mantenere la linea di difesa sul Reno. Nella tradizione austriaca si sostiene che fu proprio Radetzky, con il sostegno di mw6gAlessandro I di Russia, ad imporre la successiva continuazione della campagna in direzione della Francia. Il 1º gennaio mw6w1814 Schwarzenberg passava il Reno a mw7aBasilea e il prussiano mw7qvon Blücher a mw7gKaub (tra mw7wCoblenza e mw8aMagonza). Dopo una serie di nuove battaglie, il 31 marzo 1814 occupavano mw8qParigi. Il 6 aprile Napoleone abdicava a mw8gFontainebleau e, nel maggio, veniva firmata la mw8wPace di Parigi.
Radetzky prese parte alla mw9qbattaglia di Brienne. Guadagnò una grande reputazione tattica a mw9gArcis sur Aube e Champenoise. Entrò con i sovrani vittoriosi a mw-aParigi il 31 marzo 1814.
Il Congresso di Vienna
Più in generale, nel corso delle due ultime campagne, ebbe notevole influenza nei consigli di guerra dei generali e dei sovrani alleati. E guadagnò reputazione e conoscenze assai altolocate. Valga per tutti l'esempio dello zar Alessandro I. Quale stima quest'ultimo avesse maturato di Radetzky, lo descrive bene il seguente aneddoto: ancor prima dell'inizio dell'invasione della Francia, Radetzky si era ammalato. Il suo medico gli aveva prescritto un bicchiere di vino rosso al giorno, del che venne informato anche lo Zar. Cosicché, nella primavera del 1814, nel corso della campagna di Francia, tutti i giorni e secondo un particolare rituale, un gigantesco cosacco della scorta dello Zar recava a Radetzky una caraffa d'argento ripiena di mw-wBordeaux, pronunciando la formula: «Il buon Zar Alessandro invia alla Vostra Eccellenza un quartino di vino».
Tutto ciò indusse la corte viennese a coinvolgere Radetzky nel gran mondo del mw-qCongresso di Vienna, dove sembra abbia servito come intermediario fra il cancelliere austriaco mw-gMetternich e lo Zar, quando tra i due insorgevano complicazioni e non si parlavano.
Intermezzo: quindici anni di pace
Nel maggio 1815 divenne capo del quartiere generale dell'armata dell'alto Reno. Il 22 giugno venne accolto nell'importantissimo mwaqeconsiglio segreto dell'mwaqiImperatore d'Austria.
Dal mwaqq1816 al mwaqu1818 servì, col grado di mwaqygenerale di divisione di cavalleria, quale comandante della regione di Ödenburg e, poi, a mwaqcOfen (mwaqgBudapest). In tale funzione guidò, nel maggio 1816, una grande sfilata di cavalleria, organizzata a Vienna in occasione della visita dello Zar, dal quale ricevette una spada onorifica costellata di brillanti. Dal mwaqk1818 fu accanto all'arciduca mwaqoFerdinando Carlo allo mwaqsStato Maggiore. Lì ripropose le sue idee di riforma militare (incluse le solite grandi manovre), che non giunsero a nulla nel generale clima di pace che si era instaurato sul continente (ad esempio egli, sin dal 1814, definiva la paga degli ufficiali mwaqwtotalmente inadeguatacite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-0[5]) e venivano giudicate, comunque, mwaretroppo avanzatecite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-1[5].
Si procurò, così, numerosi nemici. Ciò fece sì che, nel mwarc1829, venisse avanzata una proposta per il suo ritiro. L'Imperatore preferì una soluzione apparentemente più decorosa e, nel novembre mwarg1829, gli affidò la carica di governatore della città e fortezza di mwarkOlomouc. Da luogotenente feldmaresciallo passava ad un ruolo da generale di cavalleria.
Comandante militare del Lombardo-Veneto
La rivoluzione italiana del 1831
A salvare Radetzky dall'oblio fu lo scoppio della rivoluzione dell'Italia centrale, il 26 febbraio mwar41831: in un clima internazionale che costrinse l'Impero a rinnovare il proprio sforzo militare, i talenti del Radetzky non potevano continuare a restare inutilizzaticite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-2[5]. Egli fu, così, richiamato in servizio ed assegnato quale luogotenente e capo del quartier generale del feldmaresciallo mwasmJohann Maria Philipp Frimont, comandante dell'esercito austriaco del Lombardo-Venetocite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-3[5]. Non è affatto escluso che il richiamo dall'"esilio" di mwasgOlomouc, nel mwask1831, avesse a che fare con gli interessi della potente famiglia della moglie del Radetzky, gli mwasoStrassoldo, di origine friulana, cui apparteneva, per parentela, mwassGiulio Strassoldo governatore di mwaswMilano dal mwas01818 alla morte, avvenuta nel mwas41830.
L'armata di stanza in Italia era forte di 104mwata 500 uomini e 5mwate 200 cavalli. Di questi, nel marzo mwati1831, Frimont ne portò 23mwatm 000 su mwatqBologna, 6mwatu 000 su mwatyParma, 6mwatc 000 su mwatgModena mentre 10mwatk 000 erano di riserva. Essi ebbero un piccolo scontro con 300 volontari a mwatoNovi Modenese, il 21 entrarono in mwatsBologna sinché non affrontarono l'unico vero combattimento, a Rimini, il 25 marzo: un migliaio di volontari guidati da mwat0Zucchi, vecchio generale dell'esercito del mwat4Regno d'Italia e reduce della vittoriosa battaglia contro il predecessore del Frimont, mwat8Bellegarde, alla mwauabattaglia del Mincio, quando mwaueEugenio di Beauharnais fu sul punto di impedire l'invasione austriaca della mwauiLombardia.
I volontari che il generale mwauqCarlo Zucchi comandava in quel mwauu1831 non furono da meno: resistettero con successo agli austriaci e ripiegarono indisturbati sulla fortezza di mwauyAncona, ove la rivoluzione si spense alcuni giorni più tardi.
Il successo austriaco consentì il rientro dei duchi di mwaugParma e mwaukModena nelle loro sedi e dei papalini a mwauoBologna. Subito venne chiusa l'mwausuniversità ed aumentata l'imposta fondiaria nelle mwauwLegazioni pontificie. Di fronte al generale malcontento, il cardinale mwau0Giuseppe Albani partì da mwau4Rimini al comando di una spedizione punitiva, forte di 5mwau8 000 papalini: essi misero a sacco mwavaCesena e mwaveLugo. Ma, non appena la popolazione li respinse da Bologna, subito Radetzky si mosse da mwaviModena per congiungersi con Albani a mwavmImola, il 26 gennaio, ed entrò in Bologna il 28.
Gli anni tranquilli
mwavyFrimont si ritirò nel mwavc1834 e Radetzky (ormai stabilmente residente a mwavgMilano, nel palazzo Arconati di via Brisa) gli succedette come comandante dell'esercito austriaco in Italiacite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-4[5]. Il 17 settembre mwav41836, all'età di settant'anni, venne, finalmente, promosso feldmaresciallo.
Dal mwawa1834 al mwawe1848 limitò il proprio ruolo formale a questioni strettamente militari, in quanto era ancora presente una separata amministrazione civile (con funzionari quasi esclusivamente tedeschi) sotto l'autorità nominale del Viceré mwawiarciduca Ranieri, ma sostanzialmente controllata da mwawmVienna.
Il dominio austriaco nel Lombardo-Veneto in quegli anni, infatti, non era minacciato da alcuna potenza straniera: mwawuToscana e mwawyModena erano governati da rami collaterali degli mwawcAsburgo, mwawgNapoli e mwawkParma dai mwawoBorbone, alleati degli mwawsAsburgo, mentre con mwawwTorino era stato firmato un protocollo, il 23 luglio mwaw01831, che stabiliva un'alleanza difensiva in caso di invasione francese del mwaw4Piemonte: addirittura il comando dei due eserciti alleati sarebbe stato assunto dal mwaw8Re di Sardegna.
Non essendosi verificata alcuna rivoluzione nella pur sempre inquieta penisola italiana, Radetzky colse l'occasione per organizzare le tanto desiderate grandi manovre estive, delle quali si diceva che “costavano quanto la messa a regime del fiume mwaxeAdige”.
La situazione cominciò a cambiare nel mwaxm1846-mwaxq47, quando Radetzky prese ad inquietarsi del mutato atteggiamento del mwaxure di Sardegna mwaxyCarlo Alberto. Radezky, quindi, si diede a pianificare un piano di guerra e nuove fortificazioni in caso di conflitto con il vicino occidentale.
Ma a mutare era soprattutto l'atteggiamento dei sudditi lombardi e veneti, che davano crescenti segni di insofferenza.
Nel mwaxk1847-mwaxo48 aveva immaginato la costituzione di una milizia contadina da usare per contrastare i «pigri, antipatici, orgogliosi ed arroganti» cittadini (la mwaxsAugsburger Allgemeine, vicina agli austriaci, parlava negli anni quaranta dei contadini lombardi e veneti come di una "razza bruna", contrapposta alla "razza bianca" delle città). Abolì la tassa personale, ridusse il prezzo del sale, soppresse (provvisoriamente) il dazio sul consumo della farina, ma aumentò notevolmente le tasse ordinarie e creò nuovi gravami, in particolare sovraimposte straordinarie sugli immobili. Nel mwaxw1848 molte memorie riportano della sua minaccia di riprodurre in Lombardia i massacri di notabili liberali che si erano registrati, nel mwax01847, nella provincia austriaca della mwax4Galizia (Stragi della Galizia). E, dopo il mwaya1848 vi fece qualche richiamo in alcuni dei suoi numerosi proclami.
La crisi di consenso del governo austriaco
Il primo fatto eccezionale fu la trionfale accoglienza tributata al nuovo mwaymarcivescovo di Milano mwayqRomilli, a sostituire l'mwayuaustriaco mwayyGaysruck, defunto. Il governo austriaco la prese male e l'8-9 settembre intervenne contro la folla plaudente sul sagrato del mwaycDuomo, provocando un morto e numerosi feriti.
In questa fase il ruolo del Radetzky crebbe improvvisamente. mwaykCarlo Cattaneo ricorda come “il contegno dell'esercito imperiale si mutò stranamente. Servo della disciplina … non aveva partecipato mai alle insolenze della polizia … Ma dal momento che cominciarono per noi le dimostrazioni, l'esercito si affratellò agli sgherri”. Cattaneo ritiene che tale mutamento non sia avvenuto a malincuore ma, anzi “si affaceva alle mire … dei generali austriaci” (cioè del Radetzky).
Quest'ultimo impose feroci provvedimenti di repressione: a fine mways1847 proclamò lo stato d'assedio e la legge stataria (ovvero “l'autorità di incarcerare, processare ed impiccare entro due ore”); il 2 gennaio, i sudditi adottarono uno "sciopero del tabacco e del lotto" e Radetzky, di sua esplicita iniziativa, distribuì 30mwayw 000 sigari alla truppa e la mandò in città a provocare incidenti: solo a mway0Milano ottenne sei morti e cinquantasei feriti fra la popolazione inerme; a cavallo di gennaio-febbraio ordinò la deportazione, a mway4Lubiana o mway8Linz, di un bel numero di notabili non austriacanti, quali mwazaRosales, Stampa di Soncino, mwaziCamperio, mwazmPrinetti, e perfino il moderatissimo mwazqCantù dovette fuggire a mwazuTorino; il 15 febbraio Radetzky rese ancora più evidenti le proprie preoccupazioni vietando i cappelli “alla calabrese”, divenuti assai popolari dopo la rappresentazione dellmwazy'mwazcErnani di mwazgVerdi e adottati dai patrioti.
Radetzky ebbe, in pratica, mano libera. Spiega mwazoCarlo Cattaneo: «La vera vittoria del maresciallo era contro il governo civile; era quella d'aver colto il destro di fondare in Italia la sua militare onnipotenza. Accesa la guerra, qual ministerio l'avrebbe potuto richiamare dal suo comando?». La sua inedita preminenza venne plasticamente confermata dalla partenza, il 18 gennaio, dell'mwazsarciduca Ranieri e del governatore mwazwSpaur «uomo mansueto: Radetzky voleva averci in mano dei suoi mwaz0soldaticite-ref-6[6]». La sua sicumera militare, bisogna aggiungere, doveva essere grande.
Le cinque giornate di Milano
Quando, il 18 marzo 1848, giunse a mwaaoMilano notizia della rivoluzione di mwaasVienna e mwaawVenezia dell'amministrazione civile restava a mwaa0Milano solo il vice-governatore O'Donnel. Questi fece alcune concessioni al podestà di mwaa8Milano mwabaCasati. Quando la cosa giunse all'orecchio del Radetzky, egli le disconobbe e mandò forte truppa a prendere il municipio (riuscendoci) ed arrestare la municipalità (fallendo). Dopodiché la popolazione scese in strada e cominciarono le mwabeCinque giornate di Milano.
Si potrebbe, quindi, affermare che il vecchio feldmaresciallo sostanzialmente provocò la rivolta. Non è possibile sapere cosa sarebbe successo se fosse stato più paziente. Da un punto di vista militare, forse, non aveva alternativa, come dimostra il parallelo caso di Como ove una simile scelta costò al tenente-colonnello Braumüller (agli ordini di mwabqGiulio Cesare Strassoldo, cognato di Radetzky) la cattura di gran parte della guarnigione che contava 2mwabu 000 soldati in una città di 18mwaby 000 abitanticite-ref-7[7]. Ma sussiste anche il caso contrario di mwabsMantova, mwabwBrescia, mwab0Verona, mwab4Lodi, mwab8Trento ove l'autorità austriaca permise la costituzione di una guardia civica, lasciò passare qualche giorno, disarmò i volontari e riprese il controllo della situazione. Nella fattispecie appare fondato affermare che Radetzky ritenne giunto il momento di dare una severa e memorabile lezione ai cattivi sudditi. Un'occasione che, probabilmente, attendeva da alcuni mesi. In ogni caso, commise un enorme errore di valutazione.
Egli contava sulla forte guarnigione ed i cannoni del castello. Ma i milanesi si dimostrarono assai più determinati e lo costrinsero, a ottantadue anni di età, ad abbandonare la capitale lombarda e prendere la strada del mwaceQuadrilatero: «La carrozza di Radetzky era imbottita di paglia e altro, in modo che da lungi paresse un forgone». Cattaneo sintetizzò che la rivolta aveva potuto «togliere in poche ore ai vecchi generali … ogni coraggiocite-ref-8[8].».
Nel corso della ritirata (costellata di requisizioni e saccheggi ai danni della popolazione civile: ad esempio a mwaccMarignano), Radetzky venne raggiunto dalla notizia dell'entrata in guerra del mwacgRegno di Sardegna, il cui esercito lo raggiunse sotto le mwackmura di mwacoVerona e lo affrontò in una serie di memorabili battaglie (mwacsprima guerra di indipendenza).
La guerra austro-piemontese
mwadqCarlo Alberto non riuscì, o non volle, combattere uno scontro risolutivo contro l'esercito austriaco, nonostante il grande entusiasmo sollevato in Lombardia e a Milano che aveva costretto con la sua insurrezione alla precipitosa fuga Radetzky in direzione del mwaduQuadrilatero: la mwadyBattaglia di Pastrengo ebbe esiti meramente tattici, non portò a compimento la mwadcbattaglia di Santa Lucia presso mwadgVerona, il 6 maggio, delle mwadkfortezze del Quadrilatero prese solo mwadoPeschiera e solo il 31 maggio e, soprattutto, non poté impedire che un'armata di rinforzo giungesse a mwadsVerona dal Carso attraverso il mwadwVeneto insorto (mwad0battaglia di Vicenza il 10-11 giugno).
Radetzky aveva superato la strenua resistenza dei pochi mwad8toscani il 29 maggio a mwaeaCurtatone, solo per essere respinto, il 30 maggio, a mwaeeGoito. Ma, una volta raggiunto dai rinforzi, riprese l'offensiva e batté l'esercito di mwaeiCarlo Alberto a mwaemCustoza il 25 luglio, costringendolo alla ritirata su mwaeqMilano ed alla firma dell'mwaeuarmistizio di Salasco, che obbligava l'esercito piemontese ad evacuare la Lombardia e Milano (rioccupata il 6 agosto).
Il WJR e la successione imperiale
I successi del Radetzky erano stati di poco preceduti dalla ripresa di iniziativa imperiale in mwae8Boemia: qui, fra il 12 ed il 17 giugno mwafa1848, il governatore militare mwafeprincipe Windischgrätz represse bombardandola una insurrezione in mwafmPragacite-ref-james-sheehan-op-cit-9-0[9]. Quando alle nuove da mwafgPraga si aggiunse la notizia di mwafkCustozacite-ref-10[10], la corte imperiale volle convincersi di poter chiudere allo stesso modo la partita anche in mwaf4Ungheriacite-ref-james-sheehan-op-cit-9-1[9]: il 3 ottobre l'mwagmImperatore Ferdinando scioglieva la Dieta dell'antico mwagqRegno d'Ungheria, vi proclamava lo stato d'assedio ed affidava il governatorato militare allo mwaguJellacic, che già stava conducendo un'armata imperiale verso mwagyBudapest. Ciò che spinse gli Ungheresi a mwagcrifiutare obbedienza e ad accettare battaglia con le truppe del mwaggJellacic. Quando il ministro della guerra mwagkLatour volle sostenere il corpo di invasione con la guarnigione di mwagoVienna, parte della truppa e la popolazione della capitale si ribellarono, il 6 ottobre, linciando il mwagwministro e costringendo l'mwag0Imperatore alla fuga. La città ribelle venne assalita dalle colonne congiunte del mwag4Windischgrätz e dello mwag8Jellacic fra il 29 ottobre ed il 2 novembre, che, dopo tre giorni di bombardamento e 2mwaha 000 morti, seppero imporre anche qui la legge marzialecite-ref-james-sheehan-op-cit-9-2[9].
La riconquista di Vienna segnò il trionfo a corte del 'partito conservatore', ostile a qualsiasi concessione al parlamentarismo ed ai movimenti nazionali. Né può stupire che i principali esponenti del nuovo corso controrivoluzionario fossero proprio i tre generali che lo avevano fatto trionfare: mwahcWindischgrätz, mwahgJellacic e Radetzkycite-ref-james-sheehan-op-cit-9-3[9]. Tanto che, nei mesi seguenti, fu di gran moda, fra gli ufficiali, fare incidere sulle proprie sciabole il motto mwah0W-J-R', per mwah4Windischgrätz, Jellacic, Radetzkycite-ref-james-sheehan-op-cit-9-4[9].
Radetzky, certo, rimaneva in Italia, ma fu certo molto simpatetico con l'autorità imperiale: ad esempio, poche settimane prima, il 30 settembre, informato che il Reichstag aveva respinto la proposta del mwaiqLatour di votare un ringraziamento formale al vincitore di mwaiuCustozacite-ref-11[11], il feldmaresciallo, ferito da questa dimostrazione di ingratitudine aveva scritto al ministro:
«La truppa al mio comando è leale all'Imperatore ed alla sua costituzione, ma si opporrebbe ad ogni ulteriore invasione dei poteri imperiali e reagirebbe violentemente ad ogni minaccia alla sicurezza personale del monarca.»
Cosicché quando il mwajeWindischgrätz impose quale nuovo mwajiMinisterpräsident lo mwajmSchwarzenberg, non casualmente si trattava di una persona molto vicina al Radetzky: sia in quanto aveva comandato brillantemente una brigata (da Vicenza, a Goito a Milano), sia in quanto aveva trattato l'armistizio di Milano (Radetzky lo mwajqArmeediplomat-diplomatico dell'armata d'Italia)cite-ref-13[13], sia in quanto nipote dello stesso mwajkSchwarzenberg del quale Radetzky era stato capo di Stato Maggiore ai tempi della mwajosesta coalizione)cite-ref-14[14]. Più importante ancora, ci fu bisogno anche del consenso del Radetzkycite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-5[5] quando, l'8 dicembre mwakm1848, mwakqFerdinando I venne costretto ad abdicare a favore del nipote Francesco Giuseppe: il WJR lo giudicava incompetente e, comunque, troppo compromesso dagli esiti della turbolenta fase costituzionale, che essi andavano schiacciandocite-ref-james-sheehan-op-cit-9-5[9].
L'armistizio di Vignale
Ripresa la guerra con il mwaleRegno di Sardegna, il 20 marzo mwali1849, Radetzky varcò il mwalmfiume Ticino presso mwalqPavia e, dopo un primo scontro a mwaluMortara il 21 marzo, due giorni dopo riportò una brillante vittoria a mwalyNovara, ponendo definitivo termine alla mwalcprima guerra d'indipendenza. mwalgCarlo Alberto abdicò e Radetzky trattò la resa sarda a mwalkVignale con il di lui figlio mwaloVittorio Emanuele II.
Nella gestione dell'intera partita, Radetzky godette di notevole autonomia: ad esempio il mwalwMinisterpräsident mwal0Felix Schwarzenberg volle rimproverargli di non aver marciato su mwal4Torino per dettare da lì le condizioni di pacecite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-6[5] e la pubblicistica italiana ebbe buon gioco a narrarne un giovane mwammVittorio Emanuele sdegnoso abbastanza da impressionare il vecchio feldmaresciallocite-ref-15[15]. In realtà Radetzky godeva di assoluta autonomia decisionalecite-ref-16[16] e seppe saggiamente valutare come il proprio mwamwtrionfo a Novara avesse infine deciso della supremazia in Lombardia, lasciata in fondo insoluta dall'mwam0Armistizio di Salasco dell'anno precedente. Ora il mwam4nuovo sovrano sardo era costretto a concentrarsi sulla caotica situazione politica interna e l'esercito austriaco del Lombardo-Veneto poteva infine dedicarsi a rimettere ordine nei molti stati italiani ancora in ebollizione e dove, anzi, si assisteva al successo dell'iniziativa «democratica»cite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-7[5].
L'invasione dell'Italia centrale e l'assedio di Venezia
Accadde così che mwanuun primo corpo di spedizione, affidato al mwanyd'Aspre, mwancassalì e saccheggiò mwangLivorno l'11 maggio ed occupò mwankFirenze il 25 maggiocite-ref-17[17]; mentre un secondo assediò e prese mwan4Bologna il 15 maggio, per poi procedere sulla grande piazzaforte di mwan8Ancona, che cedette il 21 giugno, dopo 26 giorni di assedio.
Cosicché, mentre il 1º giugno un corpo di spedizione mwaoefrancese, mwaoipiegava, dopo una fiera resistenza, la mwaomRepubblica Romana, Radetzky poteva completare il soffocamento delle libertà italiana concentrandosi sulla mwaoqRepubblica di San Marco: stremata dall'mwaouassedio mwaoyaustriaco, dalla fame e da un'epidemia di colera, anche Venezia dovette alla fine accettare la resa, il 23 agosto mwaoc1849.
Governatore generale del Lombardo-Veneto
Onori e promozioni
Dopo la mwao0battaglia di Custoza, il feldmaresciallo venne insignito della Gran Croce dell'ordine di mwao4Maria Teresa. Il 27 febbraio mwao81849 la città mwapaVienna lo fregiò del titolo di cittadino onorario. Dopo mwapela battaglia di Novara l'Imperatore d'Austria lo insignì dell'mwapiOrdine del Toson d'oro, il 3 aprile mwapm1849. Lo mwapqZar Nicola I lo fece maresciallo di tutte le armate russe e 'proprietario' di un suo reggimento di mwapuussari.
Soprattutto Radetzky assunse “il governo militare e civile delle province” del Lombardo-Veneto.
Mantenne la nuova posizione per un lungo periodo: dal mwapg1848 al mwapk1857. Dal 16 ottobre mwapo1849 esso venne formalizzato con l'instaurazione di una nuova impalcatura del Regno Lombardo-Veneto. Il 25 ottobre Radetzky si insediò come governatore generale, civile e militare e comandante supremo della 2ª Armata Austriaca, entrambe le cariche erano basate a mwapsVerona.
Il passaggio fu tanto simbolico (in quanto si rinunciava alla figura del viceré e dal governatore venne a dipendere sia l'esercito sia la direzione civile e politica), quanto sostanziale (le competenze del governatore rimasero sempre alquanto vaghe e il feldmaresciallo si arrogò molte competenze civili, oltre a quelle di polizia). Lo stesso giorno il feldmaresciallo stese un proclama dichiarando: mwap0«All'imperatore … pose nelle mie mani questo duplice potere per congiungere alla forza ed alla santità della legge anche i mezzi onde farla valere: da quel giorno egli fu l'autocrate del regno dei cattivi sudditi».
La repressione
Sin da poco prima della vittoria definitiva, Radetzky si dedicò all'amministrazione del Lombardo-Veneto con un atteggiamento strettamente repressivo assai simile a quello che, all'inizio del mwaqa1848, aveva spinto all'esasperazione le popolazioni soggette, costringendole in qualche modo a dare il via all'insurrezione.
Le azioni di repressione vertevano verso i partecipanti alle sollevazioni: all'aristocrazia milanese (mwaqiBorromeo, mwaqmCasati, mwaqqGreppi, mwaquLitta, ecc.) vennero tolti i palazzi, saccheggiati e trasformati in alloggi militari; a “famiglie, persone anche morali, e ditte mercantili agiate e facoltose dimoranti” venne imposto una sovraimposta straordinaria sugli immobili ed un prestito forzato (agosto-settembre mwaqy1848); a chi aveva avuto cariche nel governo provvisorio venne imposta una requisizione straordinaria di guerra pari a venti milioni (11 novembre).
Intensificò la caccia ai patrioti, dedicando particolare cura ai possessori di un prestito nazionale lanciato da mwaqgMazzini: tra le moltissime vittime si ricordano più sovente il milanese mwaqkSciesa, fucilato il 2 agosto mwaqo1851 per possesso di un manifesto mazziniano, il comasco mwaqsDottesio, impiccato l'11 ottobre dello stesso anno per possesso di materiale propagandistico, i mwaqwmartiri di Belfiore, impiccati a mwaq0Mantova dopo il sequestro di titoli del debito e la scoperta di una rete di numerose cellule rivoluzionarie. Per dare un'idea della determinazione del Radetzky, a questi ultimi venne anche negato un funerale cristiano ed il seppellimento in terra consacratacite-ref-18[18].
Dal mwarm1848 sottopose molti alla cerimonia della “pubblica bastonatura”, eseguì quasi 1mwarq 000 condanne a morte per insurrezione o altri delitti politici e molte più ne comminò. Alla gran parte dei numerosissimi condannati alla forca, la pena veniva commutata in lustri di carcere pesante ai ferri.
Pene e punizioni falcidiarono un'intera generazione di professionisti, medici e non pochi sacerdoti un po' in tutte le città lombarde e venete. Agli esuli vennero sequestrati i beni(con particolare cura ai più facoltosi).
Tre furono i momenti di accelerazione: il primo a metà del mwarc1849, quando la situazione poteva dirsi stabilizzata, benché durasse ancora l'mwargassedio di Venezia. Il secondo dal settembre mwark1850, a seguito del fallimento delle visite di Francesco Giuseppe a mwaroVenezia prima, mwarsMilano e mwarwComo poi, conclusasi con un tentativo di ammutinamento della truppa durante le manovre militari a Somma Lombardo. Il terzocite-ref-referencea-12-1[12] dopo la mwasefallita rivolta milanese del 6 febbraio mwasi1853 (18 condanne all'impiccagione e fuga di una seconda ondata di notabili lombardi, tra cui mwasmde Cristoforis).
Nel 1850 ci fu un'amnistia, della quale profittarono moltissimi esuli: riammissione nei domini imperiali, in assenza di ogni concessione liberale o nazionale.
Esito
Dissapori con l'Imperatore
Il fallimento del Radetzky dovette divenire, poco a poco, evidente anche a mwas0Vienna (tanto da indurre perfino l'Imperatore a descrivere il modo di governare del feldmaresciallo come di un mwas4regime senilecite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-8[5]). Ma, pure, i grandissimi meriti guadagnati dal vecchio mwatm governatore generale, la fedeltà dimostrata e la conseguente popolarità era tale da impedire una rimozione coercitiva, ed anzi rendere necessario un qualche accordo: ciò che Radetzky (probabilmente memore del 'tradimento' dei "cattivi sudditi") non volle accettarecite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-9[5]. Accadde così che mentre il regime di occupazione militare in mwatgUngheria veniva a cessare sin dal mwatk1850, con la rimozione dell'mwatoHaynau, tutto ciò che Vienna poté (o volle) ottenere nel Lombardo-Veneto fu di limitare l'aspetto interamente militare del suo governo: nel mwats1853, quando gli venne affiancato un consigliere civilecite-ref-gunther-erich-rothenberg-op-cit-5-10[5] (il mwauaconte Rechbergcite-ref-19[19] poi, dal 1855, il conte mwauuThun-Hohensteincite-ref-20[20]), nel mwauo1854 con la citata abolizione dello stato d'assedio. Ma è ben dubbio se tali provvedimenti abbiano permesso di ridurre il peso del feldmaresciallo: l'amministrazione militare del Lombardo-Veneto proseguì, altri due anni e mezzo, sino all'allontanamento definitivo del Radetzky. Ma, specialmente, va tenuto ben presente l'enorme peso dello strumento militare in un regno decisamente ostile al governo della potenza occupante. Il congedo del feldmaresciallo, intervenne in tutt'altre circostanze: nel mwaus1855 il suo Imperatore gli provocò una fatale delusione, abbandonando la neutralità sino ad allora seguita nella mwauwguerra di Crimea e, pur senza dichiarare guerra, occupando i principati danubiani (mwau0Moldavia e mwau4Valacchia), in aperta opposizione agli interessi della mwau8Russia.
Si trattò di un immenso errore politico: l'mwaveAustria non poté più contare sull'asse strategico con l'alleato che aveva garantito fermo e stabile sostegno sin dai tempi di mwaviAusterlitz o, perlomeno, di mwavmLipsia e dovette affrontare isolata le successive guerre del mwavq1859 e del mwavu1866. Radetzky comprese assai bene tutto ciò, aiutato in questo dai suoi specialissimi legami con gli zar, che risalivano alle coppe di vino dello mwavyZar Alessandro. Scriveva: “Non capisco più il secolo in cui viviamo, e meno che mai la politica del mio giovane imperatore. Perduto completamente nelle sue illusioni, egli non vede il vero punto verso cui da un anno l'Austria si avvia ciecamente …”.
Lo fece sapere, e a mwavgVienna qualcuno si dispiacque.
Congedo
Nel novembre mwavs1856 l'imperatore Francesco Giuseppe venne in visita a mwavwVenezia e mwav0Milano: a mwav4Verona incontrò il feldmaresciallo, ormai novantenne, lo giudicò "terribilmente vecchio e rimbambito" e decise di congedarlo. Radetzky non la prese bene: si fece radere i baffi e diceva "mi si butta come un limone spremuto”. Il 28 febbraio mwav81857 si ritirò a riposo. Per speciale disposizione imperiale gli venne concesso di perpetuare l'uso della mwawaVilla Reale di Milano.
Il 10 marzo al Radetzky successe il fratello dell'imperatore, l'arciduca mwawiFerdinando Massimiliano, giunto a mwawmMilano nel settembre mwawq1857. Comandante generale del Regno fu nominato il mwawuGyulai. mwawyMassimiliano era portatore di una nuova amnistia, del ritorno all'amministrazione civile e, soprattutto, offriva un volto meno inviso del suo predecessorecite-ref-alan-palmer-op-cit-21-0[21]. Tanto da fare temere, per un momento, al mwawsCavour che l'mwawwImpero potesse uscire dal "mwaw0cul-de-sac" nel quale Francesco Giuseppe e Radetzky l'avevano cacciato. Ma Massimiliano, sicuramente ben intenzionato, non recava né autonomia né libertà: quasi tutte le volte che l'arciduca tentò di riprendere l'iniziativa politica, attraverso rinnovati investimenti pubblici ovvero con la costituzione di commissioni consultive cui partecipò parte dell'intellighenzia del regno (mwaw4Cantù, mwaw8Pasini, mwaxaJacini, ...) che prefiguravano una maggiore autonomia amministrativa, egli si scontrò (e perse) con la volontà di mwaxeVienna e del fratello Francesco Giuseppecite-ref-22[22]. Ad ogni ipotesi di compromesso, mwaxyVienna preferì sempre affidarsi all'esercito, nella persona del mwaxcGyulai e così perdette la sua estrema possibilità.
Il fallimento del non breve governatorato di Massimiliano permette di leggere in controluce la lunga autocrazia del Radetzky: il secondo era potente quanto il primo impotente; tuttavia, Radetzky poté imperare non tanto in virtù delle passate glorie, ma piuttosto in quanto la sua politica rispondeva alle intime volontà dell'Imperatore. Non ha, quindi, senso porsi il problema se il vecchio feldmaresciallo avrebbe potuto comportarsi altrimenti: d'altra parte, quando ebbe a dissentire (mwaxkGuerra di Crimea), non mancò di farlo osservare. E il licenziamento giunse immediatamente.
Morte
Ancora negli ultimi giorni del dicembre 1857 lo si vide alla piazza d'armi, in vettura da malato, passare in rassegna un reggimento di mwax4ulani appena giunto in Milanocite-ref-revue-militaire-suisse-op-cit-2-2[2]. Radetzky morì alle ore 8 del 5 gennaio 1858, nella sua casa posta davanti ai mwaymGiardini Pubblici di mwayqMilano, in seguito a una caduta. Per ordine di Francesco Giuseppe venne proclamato un lutto di quattordici giorni e gli fu dedicato il 5º Reggimento Ussari, che portò il nome di Radetzky sino alla fine dell'Impero. Dopo un primo servizio funebre in mwayuDuomo a mwayyMilano, la salma venne trasportata a mwaycVenezia, imbarcata per mwaygTrieste sino a mwaykVienna ove ricevette uno splendido funerale e l'omaggio delle esequie contemporaneamente officiate in tutte le caserme e le stazioni di polizia dell'Imperocite-ref-alan-palmer-op-cit-21-1[21]. Il successivo 19 gennaio 1858 i suoi resti vennero tumulati nel mausoleo militare di Klein-Wetzdorf in mway8Bassa Austria.
L'anno successivo la sua armata, affidata al conte mwazeFerencz Gyulai, affrontò una nuova guerra contro il mwaziRegno di Sardegna, assistito, questa volta, da un nuovo e grande alleato, la mwazmFrancia di mwazqNapoleone III. Venne sconfitta. L'mwazuImpero perse la Lombardia e Francesco Giuseppe non poté opporsi alla successiva conquista di mwazyParma, mwazcModena, mwazgToscana, mwazkBologna e, l'anno dopo, di mwazoMarche e mwazsUmbria, e nemmeno alla mwazwSpedizione dei Mille. Con la scomparsa di Radetzky, in effetti, aveva avuto fine l'egemonia austriaca in Italia.
La memoria
Nell'esercito austriaco il feldmaresciallo ha il posto che merita uno dei suoi più grandi generali, al pari degli italiani mwa0qMontecuccoli e mwa0uEugenio di Savoia e viene ricordato come il buon e franco mwa0yVater Radetzky (papà Radetzky)cite-ref-alan-palmer-op-cit-21-2[21]. In mwa0sAustria, in generale, è ricordato come l'ultimo mwa0wschwarzgelber (nero-oro, dai colori della bandiera imperiale) e mwa00kaisertreu (fedele all'imperatore). Celeberrimo è il motto del drammaturgo mwa04Franz Grillparzer (un protetto di mwa08Metternich): mwa1aIn deinem Lager ist Österreich (Nel tuo accampamento sta il destino dell'Austria). Grande popolarità ha, ancor oggi, la mwa1emwa1iMarcia di Radetzky, composta in suo onore dal grande musicista viennese mwa1mJohann Baptist Strauß, dopo la vittoria di mwa1qCustozacite-ref-james-sheehan-op-cit-9-6[9]. Questo pezzo famosissimo chiude tradizionalmente il mwa1kconcerto di Capodanno che si tiene ogni anno a mwa1oVienna, al mwa1smwa1wMusikverein.
Il punto di vista italiano, con gli anni ed il radicale mutamento della situazione internazionale, tende ormai a coincidere con quello austriaco: si sottolineano, di solito, le indubbie qualità militari e l'integrità personale. Ma, paradossalmente, fu proprio il tragico e sanguinoso fallimento della sua politica di ‘pacificazione’ del periodo mwa2a1848-mwa2e56 che pose le basi del successo del mwa2iCavour e del trionfo finale del mwa2mRisorgimento italiano.
Onorificenze
Onorificenze austriache
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Maria Teresa
Cavaliere di gran croce dell'Ordine reale di Santo Stefano d'Ungheria
Cavaliere di gran croce dell'Ordine austriaco imperiale di Leopoldo
Cavaliere di I classe dell'Ordine imperiale della Corona Ferrea
Croce al merito militare
Croce d'armata del 1813/1814
Onorificenze straniere
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del merito sotto il titolo di San Giuseppe (Granducato di Toscana)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del merito civile e militare (Granducato di Toscana)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Leone di Zähringen (Granducato di Baden)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto (Regno di Baviera)
Gran Croce dell'Ordine militare di Massimiliano Giuseppe (Regno di Baviera)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (R.E., Danimarca)
Cavaliere di gran croce del Reale e militare Ordine di San Luigi (Regno di Francia)
—
abolito nel 1830
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore (Regno di Grecia)
Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio di Hannover (Regno di Hannover)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Reale Guelfo (G.C.H., Regno di Hannover)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Luigi (Granducato d'Assia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Leone d'Oro (Granducato d'Assia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Giorgio al merito militare di Lucca (Ducato di Lucca)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dell'Aquila estense (Ducato di Modena e Reggio)
Cavaliere di gran croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del merito (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine Piano (Santa Sede)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede)
Cavaliere di gran croce del Sacro angelico imperiale Ordine costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma e Piacenza)
Cavaliere di gran croce Ordine del merito sotto il titolo di San Lodovico (Ducato di Parma e Piacenza)
Cavaliere dell'Ordine supremo dell'Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere di I classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa con spade (Regno di Prussia)
Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Andrea apostolo "il primo chiamato" con spade (Impero russo)
Cavaliere di I classe dell'Ordine imperiale di San Giorgio (Impero russo)
—
27 agosto 1848
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Aleksandr Nevskij con spade (Impero russo)
Cavaliere di I classe dell'Ordine di San Vladimiro (Impero russo)
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Sant'Anna con spade (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine imperiale dell'Aquila Bianca (Impero russo)
Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata (Regno di Sardegna)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna)
«di diritto»
Cavaliere dell'Ordine dinastico della Corona fiorata (Regno di Sassonia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona del Württemberg (Regno di Württemberg)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito militare del Württemberg (Regno di Württemberg)
Note
cite-note-11. ↑ Nel 1778 l'Accademia di cavalleria Savoia (precedentemente sul Laimgrube) fu incorporata nel "Collegium Theresianum", così come nel 1782 anche la nobile accademia, che fino ad allora esisteva a Brno. Cfr. in mwa5q(mwa5umwa5yDE) mwa5cmwa5gTheresianische Akademie (Institution), su mwa5kgeschichtewiki.wien.gv.at. e mwa5omwa5smwa5wTheresianische Akademie (Gebäude), su mwa50geschichtewiki.wien.gv.at.
cite-note-revue-militaire-suisse-op-cit-22. ↑ "Revue Militaire Suisse", op. cit.
cite-note-33. ↑ Heinrich von Zeißberg: Allgemeine Deutsche Biographie (ADB) op. cit.
cite-note-44. ↑ Per una critica severa dell'operato del radetzky in qualità di capo di stato maggiore alla campagna di Germania, vedi: "Revue Militaire Suisse", n.11-15 giugno 1858.
cite-note-gunther-erich-rothenberg-op-cit-55. ↑ Gunther Erich Rothenberg, op. cit.
cite-note-66. ↑ Carlo Cattaneo, “Archivio trimestrale delle cose d'Italia...”, op. cit.
cite-note-77. ↑ mwa8gGianfranco Miglio a cura di-, “Le cinque giornate del '48 in Como”, Società Storica Comense, Raccolta Storica-Volume Decimo, Como, mwa8k1948.
cite-note-88. ↑ Carlo Cattaneo, “Archivio trimestrale delle cose d'Italia - dall'avvenimento di Pio IX all'abbandono di Venezia - considerazioni sul 1848”, op. cit.
cite-note-james-sheehan-op-cit-99. ↑ James Sheehan, op. cit.
cite-note-1010. ↑ La fine della campagna italiana ebbe grande rilevanza sulla decisione di avviare la controrivoluzione, se non altro perché, sino a mwa98Custoza, il ministro della guerra mwa-aLatour aveva inviato ogni rinforzo possibile verso mwa-eVerona. Di modo che l'mwa-iArmistizio di Salasco fu mwa-ma decisive moment in the counter-revolution nel senso che mwa-qLatour, no longer had to find troops to send down to Verona. Rif.: Alan Palmer, op. cit. p. 36 e 39.
cite-note-1111. ↑ Il rifiuto del Reichstag (dove i tedeschi erano occupavano meno della metà dei seggi) venne, nonostante che la città di Vienna fosse giubilante per la notizia della caduta di Milano, organizzasse nell'agosto mwa-g1848 un mwa-kgrande impressionante festival della vittoria, in onore della nostra coraggiosa armata d'Italia ed a beneficio dei soldati feriti. Rif.: Alan Palmer, op. cit.
cite-note-referencea-1212. ↑ Citata in: Gunther Erich Rothenberg, op. cit.
cite-note-1313. ↑ Heinrich von Zeißberg: Schwarzenberg, Felix Fürst zu. In: Allgemeine Deutsche Biographie (ADB). Band 33. Duncker & Humblot, Leipzig 1891, S. 266–290., mwa-i.
cite-note-1414. ↑ Tant'è che così commenta il Alan Palmer (op. cit.): mwa-yse lo mwa-cSchwarzenberg si sentì mai in obbligo verso la mitica trinità del WJR, fu verso il vecchio feldmarsciallo che aveva servito in Italia [ndr.: Radetzky] mwa-gpiuttosto che verso suo cognato [ndr.: il Windischgrätz].
cite-note-1515. ↑ Si è potuto fondatamente parlare di un "mito dell'armistizio di Vignale". Rif.: Rosario Villari, Alberto Merola, "Storia sociale e politica: omaggio a Rosario Villari", FrancoAngeli, 2007, ISBN 978-88-464-8466-6. Vedi anche l'affresco dell'mwa-0Aldi nella Sala del Risorgimento del mwa-4Palazzo Pubblico di mwa-8Siena.
cite-note-1717. ↑ Di qui il mwbagd'Aspre coordinò la caccia a mwbakGaribaldi nel suo mwbaotentativo di raggiungere Venezia.
cite-note-1818. ↑ Per tutti questi processi, vedi, ad esempio: Pier Carlo Boggio, mwba4Storia politico-militare della guerra dell'indipendenza italiana, 1859-1860, 1859.
cite-note-1919. ↑ H. Brettner-Messler: Rechberg und Rothenlöwen Johann Bernhard Graf von. In: Österreichisches Biographisches Lexikon 1815–1950. Band 9, Verlag der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, Wien 1988, ISBN 3-7001-1483-4, S. 4 f., mwbbm.
cite-note-2020. ↑ Enciclopedia Treccani
cite-note-alan-palmer-op-cit-2121. ↑ Alan Palmer, op. cit.
cite-note-2222. ↑ mwbceMassimiliano fece un estremo tentativo di riguadagnare margini di manovra, richiedendo per sé maggiori poteri in caso di conflitto (ciò che equivaleva a ridimensionare il mwbciGyulai: ciò che Imperatore gli negò in una lettera del 26 dicembre, relegandolo, in caso di conflitto, al comando della flotta nell'Adriatico. Rif.: Alan Palmer, op. cit.
Bibliografia
• Alberto Costantini, mwbcySoldati dell'Imperatore. I lombardo-veneti dell'Esercito Austriaco (1814-1866), Collegno, Chiaramonte, 2004.
• Franco Fucci; mwbcgRadetzky a Milano. Milano, Mursia, 1997. ISBN 978-88-425-2257-7
• Lombardia beni Culturali, mwbcsIl Regno Lombardo-Veneto (1815 - 1859), mwbcw.
• mwbc4Piero Pieri, mwbc8Storia Militare del Risorgimento, Einaudi, 1962, riedito in Biblioteca Storica de mwbdaIl Giornale.
• Heinrich von Zeißberg: Radetzky, Josef Wenzel Graf, in mwbdiAllgemeine Deutsche Biographie (ADB). Band 27. Duncker & Humblot, Leipzig 1888, S. 122–134. mwbdm
• mwbduCarlo Cattaneo, mwbdyArchivio trimestrale delle cose d'Italia. Dall'avvenimento di Pio IX all'abbandono di Venezia. Considerazioni sul 1848, riedito da Einaudi 1949.
• mwbdgCarlo Cattaneo, mwbdkDell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra. Memorie, Lugano, Tipografia della Svizzera Italiana, febbraio 1849, riedito da Biblioteca Treccani; riedito da mwbdoIl Sole 24 Ore, 2006.
• James Sheehan, mwbdwOctober Vienna Uprising, in mwbd0German History 1770-1866, Oxford History of Modern Europe, 1989.
• Alan Palmer, mwbd8Twilight of the Habsburgs: The Life and Times of Emperor Francis Joseph.
• Gunther Erich Rothenberg, mwbeeThe Army of Francis Joseph.
• "Revue Militaire Suisse", n.1-9 gennaio 1858, Losanna.
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikimedia Commons
• Wikiquote contiene citazioni di o su Josef Radetzky
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Josef Radetzky
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itRadetzky, Johann-Joseph-Franz-Karl, conte di Radetz, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaMario Menghini, RADETZKY, Johann Joseph Franz Karl, conte di Radetz, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
• citerefdizionario-di-storiaRadetzky, Johann-Joseph-Franz-Karl, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itRadetzky, Johann Joseph, cónte di Radetz, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Joseph, Graf Radetzky, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefoebl(DE) Josef Radetzky (XML), in Dizionario biografico austriaco 1815-1950.
• citerefopen-library(EN) Opere di Josef Radetzky, su Open Library, Internet Archive.